Il silenzio (The silence) – olio su lino – 18×24 cm

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Da bambino ero certo di quale fosse il mio destino.
All’inevitabile domanda: “cosa vuoi fare da grande?”, rispondevo sicuro: “voglio studiare la vita degli animali”.

Volevo essere la persona che si trovava dietro la telecamera che registrava quei documentari naturalistici che amavo guardare. Mi immaginavo al seguito di una spedizione nella foresta, il mio compito era quello di addentrarmi tra la vegetazione, piazzare una telecamera puntandola verso il ramo di un albero e osservare così, per ore, la vita di una particolare specie di uccello. In realtà non avevo la minima idea di cosa ci fosse dietro quel tipo lavoro, ma non mi importava molto. Immaginavo, però, che quando sarei stato nascosto nella foresta, la videocamera sarebbe diventata solo una scusa, il mio posto di lavoro soltanto una copertura, un pretesto che convincesse le altre persone che io stessi facendo qualcosa di professionale, remunerativo.
Invece stavo solo osservando per ore la natura.

Se fosse riconosciuta come un’occupazione reale, sulla carta d’identità come professione vorrei ci fosse scritto “Osservatore”. Sarebbe la realizzazione del mio sogno infantile. Non vivo in una foresta, ma a Milano, non porto con me videocamere, ma osservo giorno e notte quello che capita intorno a me, le immagini che ritengo più significative le dipingo. I miei quadri sono soltanto frames di un lunghissimo documentario sul genere umano che sto registrando e montando da 29 anni. Le persone mi affascinano, per il loro modo di muoversi, per i loro comportamenti sociali, per la loro arroganza.
Osservarli in silenzio, nascosto, è la mia passione.

Con il passare degli anni ho letto libri che non avrei dovuto aprire e ascoltato persone che non avrei dovuto incontrare. Mi raccontavano delle strane teorie, usando parole che non pensavo potessero ancora appartenere alla nostra epoca.
Iniziai a scoprire gli Archetipi: simboli fuori dal tempo che possono, ancora e soprattutto oggi, insegnarci e indicarci la via. Ormai passeggiando per strada o guardando la tv, vedo solo archetipi.
Imparai che il mondo esterno è soltanto una proiezione della nostra coscienza, e allora il mio documentario? Capii che l’osservazione dell’interno aveva la stessa importanza di quella dell’esterno. I due aspetti, lentamente, stanno venendo a coincidere.

La Pittura ha bisogno di pittori che vivano per servirLa, proteggendo i Suoi interessi, facendosi strumenti per Lei, lasciando che Essa muti come muta il mondo. Immagino la vita del pittore più vicina a quella del monaco piuttosto che a quella dell’artista moderno.

Chiuso nel suo studio, religiosamente, dipinge.

 

Lorenzo Carlo Perin Alessandrini
Umile servo della Pittura

 

Contatti – Contacts:

lorenzoperin90@gmail.com

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Esposizioni – Exhibitions:

Aprile 2018 – Milano – La Dogana
“Future past” – bipersonale con Luca Ferrario

Novembre 2015 – Milano – Ex Fornace
“Resistenze” – esposizione collettiva
A cura di Andrea b. Del Guercio e Renato Galbusera

Aprile 2014 – Milano
Produzione di due ritratti durante la trasmissione tv
“Come mi vorrei” Episodio andato in onda il 29 Aprile 2014 su Italia 1

Agosto 2014 – Bressanone – Giardino Vescovile
“Il sogno dell’elefante” – esposizione collettiva
A cura di Diana LoMeiHing per Associazione culturale Zero

Luglio 2013 – Sondrio – palazzo Sassi
“Brera incontra Scarpatetti” – esposizione collettiva
A cura di Deborah Grosso durante la XVI edizione di ScarpatettiArte

Giugno 2013 – Milano – Spazio OCA, Officine Creative Ansaldo
“Il dolore di altri animali” – esposizione collettiva
A cura dell’Accademia di Belle Arti di Brera

Giugno 2012 -Romania – Universitatea de Arta si Design din Cluj-Napoca
Esposizione collettiva a cura dell’Accademia di Belle Arti di Brera

Luglio 2009 – Londra – Candid Arts Trust
“Conflict and Identity” – esposizione collettiva
A cura di La Fuente Foundation Londra – Candid Arts Trust

***

When I was a child I was sure of my destiny.
When they used ask me: “what do you want to do when you grow up?”, I used to reply: “I want to study the life of animals”.

I wanted to be the person behind the camera who recorded the documentaries I loved watching. I imagined myself on an expedition in a forest: I have to position the camera and observe, for hours, the life of a particular species of bird. I didn’t know anything about that job, but I didn’t care. I thought that when I’ll be in the forest, the camera will be just an excuse, my job will only be a cover.
I was just looking at nature for hours.

If it had been recognized as a real occupation, on the identity card as a profession I would have written “Observer”. It would be the realization of my childhood dream. I don’t live in a forest, but in Milan I don’t take cameras with me, but I observe what happens around me. So I paint the images that I consider most significant. My paintings are just frames of a very long documentary on the human race that I recorded and edited for 29 years. People fascinate me, by their way of moving, by their social behavior, by their arrogance.
Watching them in silence, hidden, is my passion.

Over the years I have read books that i shouldn’t open, and I have listened people that I shouldn’t have met. They told me strange theories, using words that I didn’t think could still belong to our age.

I started to discover the Archetypes: symbols out of time that can, still and especially today, teach us and show us the way. Now walking on the street or watching TV, I only see archetypes.

I learned that the outside world is only a projection of our consciousness, so what about my documentary? I realized that the observation of the inside had the same importance as that of the outside. The two aspects are slowly coming to coincide.

Painting needs painters who live to serve Her, protecting Hers interests, making themself instruments for Her. Comprising that She changes like the world changes. I imagine the painter’s life closer to monk’s life than to that of the modern artist.

Closed in his studio, he paints religiously.

Lorenzo Carlo Perin Alessandrini
Humble servant of Painting