Da bambino ero certo di quale fosse il mio destino. Alla fatidica domanda “cosa vuoi fare da grande?”, davo sempre la stessa risposta: “voglio studiare la vita degli animali”.

Avrei voluto essere la persona che si trovava dietro la telecamera che registrava quei documentari naturalistici che amavo guardare. Mi immaginavo al seguito di una spedizione nella foresta, il mio compito era quello di addentrarmi tra la vegetazione, piazzare una telecamera puntandola verso il ramo di un albero e osservare così per ore la vita di una particolare specie di uccello. A dire il vero non avevo la minima idea di cosa ci fosse davvero dietro quel tipo lavoro e non mi importava molto. Immaginavo che quando sarei stato nascosto nella foresta, la videocamera sarebbe diventata solo una scusa, il mio posto di lavoro soltanto una copertura, un pretesto che convincesse le altre persone che io stessi facendo qualcosa di professionale, remunerativo. Invece stavo solo osservando per ore la natura, con una videocamera a fianco.

Se fosse riconosciuta come un’occupazione reale, sulla carta d’identità come professione vorrei ci fosse scritto “osservatore”. Sarebbe la realizzazione del mio sogno infantile. Non vivo in una foresta, ma a Milano, non porto con me videocamere, ma osservo giorno e notte quello che capita intorno a me, le immagini che ritengo più significative le dipingo. I miei quadri sono soltanto frame di un lunghissimo documentario sul mondo che sto registrando e montando da 28 anni. I documentari che più amo costruire riguardano le abitudini umane e i loro comportamenti sociali. Le persone mi affascinano, per il loro modo di muoversi, per i loro comportamenti. Osservarli in silenzio, nascosto, è la mia passione.

Con il passare degli anni ho letto libri che non avrei dovuto aprire e ascoltato persone che non avrei dovuto incontrare. Mi raccontavano delle strane teorie, usando parole che non pensavo potessero ancora appartenere alla nostra epoca: “sacro”, “destino”, “Essere”, “Anima”, “Uno”. Dicevano che il mondo esterno è soltanto una proiezione della nostra coscienza, e allora il mio documentario? Capii che l’osservazione dell’interno aveva la stessa importanza di quella dell’esterno. I due aspetti, lentamente, stanno venendo a coincidere.

La Pittura ha bisogno di pittori che vivano per servirLa, proteggendo i Suoi interessi, facendosi strumenti per Lei, lasciando che Essa muti come muta il mondo. Immagino la vita del pittore più vicina a quella del monaco piuttosto che a quella dell’artista moderno.

Chiuso nel suo studio, religiosamente, dipinge.

 

Lorenzo Carlo Perin Alessandrini
Umile servo della Pittura

 

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Esposizioni:

Aprile 2018 – Milano – La Dogana
“Future past” – bipersonale con Luca Ferrario

Novembre 2015 – Milano – Ex Fornace
“Resistenze” – esposizione colletiva
A cura di Andrea b. Del Guercio e Renato Galbusera

Aprile 2014 – Milano
Produzione di due ritratti durante la trasmissione tv
“Come mi vorrei” Episodio andato in onda il 29 Aprile 2014 su Italia 1

Agosto 2014 – Bressanone – Giardino Vescovile
“Il sogno dell’elefante” – esposizione collettiva
A cura di Diana LoMeiHing per Associazione culturale Zero

Luglio 2013 – Sondrio – palazzo Sassi
“Brera incontra Scarpatetti” – esposizione collettiva
A cura di Deborah Grosso durante la XVI edizione di ScarpatettiArte

Giugno 2013 – Milano – Spazio OCA, Officine Creative Ansaldo
“Il dolore di altri animali” – esposizione collettiva
A cura dell’Accademia di Belle Arti di Brera

Giugno 2012 -Romania – Universitatea de Arta si Design din Cluj-Napoca
Esposizione collettiva a cura dell’Accademia di Belle Arti di Brera

Luglio 2009 – Londra – Candid Arts Trust
“Conflict and Identity” – esposizione collettiva
A cura di La Fuente Foundation Londra – Candid Arts Trust